Sono un fanatico dei referendum che vota con frustrazione
Sul referendum giustizia stavo cedendo alla disperazione.
Com’è possibile che proprio io, un fanatico dei referendum, stia vivendo con fastidio l’appuntamento di domenica e lunedì prossimi?
✦ Il diritto a conoscere per deliberare
Poi mi è arrivata una mail dagli amici bolzanini di “Initiative für mehr Demokratie” che mi ha illuminato sulla ragione della mia frustrazione, che ha un nome preciso: conoscenza. O meglio: la violazione del diritto dei cittadini delle città di conoscere per deliberare.
“In vista del referendum confermativo costituzionale del 22-23 marzo sulla riforma relativa alla divisione del Consiglio Superiore della Magistratura e all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, pubblichiamo l’opuscolo informativo elaborato da Più Democrazia Italia ispirandosi al modello realizzato dalla Confederazione elvetica in occasione di ogni singola consultazione popolare e che viene inviato a tutti gli aventi diritto di voto congiuntamente alla scheda di voto. Ancora una volta, in Italia, non sono state recepite le raccomandazioni della Commissione di Venezia né le buone pratiche internazionali in materia di informazione istituzionale sui referendum. Una lacuna che denunciamo da oltre un decennio.
La conseguenza sono campagne referendarie dominate da comunicazione di parte, spesso veicolata da gruppi di potere, senza un minimo presidio istituzionale di neutralità che riporti il confronto su basi corrette, verificabili e razionali. In un’epoca in cui la disinformazione rappresenta una minaccia strutturale per le democrazie, l’assenza di informazione istituzionale imparziale è una responsabilità politica che pesa. L’opuscolo realizzato da Più Democrazia Italia con il coordinamento di Leonello Zaquini nasce per colmare una lacuna istituzionale, ispirandosi a modelli consolidati come quello svizzero e californiano, dove l’istituzione pubblica fornisce ai cittadini una guida sintetica ma completa prima di ogni votazione popolare. Con questo opuscolo l’organizzazione vuole garantire una base conoscitiva minima e oggettiva. Trova le ragioni del Sì a pagina 5 dell’opuscolo referendario accessibile attraverso il link, le ragioni del No alle pagine 6-7.”
Ci sarei potuto arrivare anche da solo, visto che la proposta di inviare agli elettori un opuscolo informativo “neutro” (come in Svizzera) l’avevo fatta io stesso, ad esempio in occasione dei referendum per l’ambiente e la mobilità che organizzammo a Milano. Come radicali, nei decenni avevamo denunciato in ogni sede, anche giudiziaria, l’assenza di reali spazi televisivi di confronto tra le ragioni del sì e del no in grado di raggiungere buona parte della popolazione — invece di tribune politiche trasmesse in orari scelti apposta perché non le guardi nessuno.
Fatto sta che mi ci è voluta questa mail per farmi riflettere. Vi metto qui sotto quindi l’ottimo opuscolo di Più Democrazia Italia.
✦ Le bugie di entrambi i fronti
Ovviamente, una mail semiclandestina non basta ad arginare le conseguenze della “comunicazione di parte” e a riportare il dibattito su basi corrette, verificabili e razionali. Vale la pena allora riassumere i due principali filoni di falsità ai quali i rispettivi campi hanno attinto a piene mani.
Dal fronte del Sì: la riforma impedirà che i giudici mettano in libertà pedofili e criminali vari. Dal fronte del No: la riforma assoggetterà i giudici al Governo.
Con argomentazioni del genere è inevitabile che lo scontro ideologico cancelli il confronto sul merito, spingendo le persone a votare per fare vincere o perdere una fazione più che per fare approvare o respingere una riforma. Il “contesto” prevale sul “testo”, per riprendere l’espressione usata da Mario Monti in un’intervista sul Corriere della Sera.
Dice Monti: “voterò No perché l’Italia continui a stare dalla parte dello Stato di diritto, nella vita del Paese e nel sistema internazionale”, perché “l’unico effetto indiscutibile sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario a favore del primo”. Qui Monti descrive una dinamica politica, ma non aderisce alla tesi dell’assoggettamento formale dei giudici al Governo. E ancora: “nel complesso non sono emersi — da parte di Meloni — segni di ripensamento e di presa di distanza da un modello di gestione della cosa pubblica, da Trump a Orbán, che considera con fastidio lo Stato di diritto”.
✦ Il testo prevale sul contesto?
Condivido le valutazioni di Monti sul “contesto” politico, che porterebbe anche me a votare No per evitare che le ambiguità meloniane nei confronti delle autocrazie ne escano premiate, e quindi rafforzate. Mi ostino però a ritenere, forse ingenuamente, che in un referendum vada innanzitutto onorato il testo, sul quale la mia idea è meno incerta. Sono passati una trentina d’anni da quando mi impegnai, come militante radicale, sul referendum per la separazione delle carriere e la riforma del sistema elettorale del CSM, molto prima che se ne occupassero Meloni e gli attuali proponenti.
Le ragioni di fondo che mi convincono sono due.
Il giudice deve essere il più possibile terzo tra accusa e difesa: da qui la separazione delle carriere tra PM e giudice. Si obietta che di fatto i passaggi di carriera sono pochissimi, ma una divisione strutturale sarebbe comunque un’altra cosa;
Il Consiglio Superiore della Magistratura deve essere liberato dalle correnti: da qui il sorteggio, che non è una stramberia, ma un meccanismo adottato fin dall’antica Atene quando è necessario svincolare candidati ed eletti da logiche di fazione.
Non sono idee assolute né soluzioni incontrovertibili. E non sono insensibile al “contesto”, che mi ha tenuto lontano dalla campagna elettorale. Ho però deciso di fare prevalere su ogni altra considerazione la mia risposta al quesito, e votare sì.
PS: il referendum del 22-23 marzo è senza quorum, decide chi vota, senza i furbetti dell’astensionismo. Bene così. Una domanda resta aperta: a quando la discussione della legge di iniziativa popolare “Basta quorum” di Mario Staderini?
APPUNTI DI VISTA
+ Libera e la strumentazione per l’aiuto a morire
“Libera”, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, ha ottenuto, grazie all’Associazione Luca Coscioni, la predisposizione di un dispositivo necessario per consentire, tramite comando oculare, l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita. “La mia vicenda -scrive “Libera”- mostra l’ipocrisia di un sistema che considera legittimo accompagnare una persona alla morte attraverso giorni di sedazione profonda, ma impedisce a un medico di rispondere alla richiesta consapevole di una persona paralizzata che possiede tutti i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito indicati dalla sentenza Cappato e chiede la somministrazione di un farmaco che ponga fine subito alla sofferenza. Per vedere riconosciuto un diritto già affermato dalla Corte costituzionale ho dovuto attendere due anni, tra rinvii, ostacoli e silenzi della politica. Oggi però mi sento finalmente libera.
Niente da aggiungere. Grazie “Libera” che hai resistito.
+ Cosa pensano gli europei
Ecco una selezione dei risultati del sondaggio Eurobarometro 2026. Per accedere al rapporto completo, con gli altri dati e le metodologie seguite potete vedere a questo link.
Le risposte sono interessanti, qui sotto vi metto qualche immagine.
Il pessimismo su valori democratici e dintorni e preoccupante. Resta la speranza che un giorno non esisteranno solo dei sondaggi, ma delle democratiche espressioni di volontà del popolo europeo.
+ Il mio nuovo video su Youtube è su Enzo Tortora
Tutti conoscono Enzo Tortora come la vittima del più clamoroso errore giudiziario della storia italiana. Quasi nessuno, però, racconta l’uomo che ha saputo trasformare quel fango in una battaglia politica senza precedenti.
Nel video racconto non solo le tappe del suo arresto e le menzogne dei pentiti. Scopriamo il "secondo" Tortora: il leader radicale che, eletto al Parlamento Europeo con quasi mezzo milione di voti, decise di dimettersi per farsi arrestare di nuovo e onorare la giustizia, rifiutando ogni via di fuga.
Le tue riflessioni e le tue domande sono importanti. Puoi scrivermi a: marcocappato@substack.com
Darò spazio ai tuoi dubbi, provocazioni e proposte nelle prossime uscite della newsletter. Ti chiedo di scrivere domande brevi e mettere nell’oggetto della mail “domanda per marco” così non me le perdo. Grazie
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Capisco, ma non mi adeguo. Se il governo avesse cercato di costruire il consenso alla riforma in Parlamento non ci sarebbe stato bisogno di questo Referendum. Non é possibile che per fare affari sanno esercitare il potere, ma non sanno prendersi la responsabilità politica di una riforma Istituzionale.
Seguo sempre con interesse le tue considerazioni, ma questa volta mi trovo dalla parte opposta.
Non sto ad elencarti i motivi, anche perché mi conosci bene, ma è proprio nel merito che ho ragionato.
Con affetto.
Davide